Il reato di caporalato e la scriminante del modello 231: da reato tipico delle aziende agricole a reato di tutte le società

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E’ di questi giorni la notizia dell’arresto di 6 persone nell’ambito di una indagine per caporalato tra aziende agricole tra Taranto e Matera. Diversi i reati contestati, a partire dal caporalato, reato che fino a qualche tempo fa si riteneva di interesse per le sole realtà agricole, più o meno in regola. Non è così: a febbraio 2026 il colosso del delivery Glovo è stato sottoposto a controllo giudiziario per un presunto caso di caporalato, a causa delle retribuzioni e delle condizioni di lavoro nettamente sotto soglia rispetto ai contratti collettivi nazionali per i dipendenti. Dal 2016 il caporalato è stato inserito fra i reati presupposto del d. lgs. 231/01, il che comporta che anche la società, oltre all’amministratore/legale rappresentante, possa rispondere del reato come responsabilità amministrativa, ed essere interessata da misure interdittive/cautelari e sanzioni economiche molto elevate.

Quali circostanze sono considerate indice di sfruttamento secondo l’art. 603 bis c.p.?

  • La reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai CCNL;
  • La reiterata violazione delle norme sull’orario di lavoro, i periodi di riposo, le ferie;
  • La sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza sul lavoro;
  • La sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a sorveglianza o alloggio, degradanti.

Essendo questi gli elementi che la norma ritiene tipici della condotta criminosa, è facile capire come questa abbia allargato il novero dei soggetti che possono incappare nel reato di caporalato, passando da reato tipico delle aziende agricole o edili, fino ad interessare tutte le aziende e i loro dipendenti.

In questo caso le aziende che hanno adottato il Modello di gestione 231 e ne verificano periodicamente la vigenza ed attualità tramite l’Organismo di vigilanza, NON RISPONDONO AUTOMATICAMENTE del reato di caporalato a meno che non si dimostri che l’amministratore/legale rappresentante ha agito nell’interesse o a vantaggio dell’Ente e che il modello 231 è stato aggirato in maniera fraudolenta. In sostanza, un Modello 231 valido ed efficace è in grado, anche nella contestazione del reato di caporalato, di evitare che la società sia coinvolta in una vicenda penale con gravi ripercussioni sull’attività stessa e sui lavoratori non coinvolti nella vicenda.  

Avv. Mariagrazia Chianura

Esperto modelli 231

Avv. Mariagrazia Chianura

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Avv. Mariagrazia Chianura

Avvocato Specializzato in sviluppo sostenibile e cambiamento climatico.